Alle porte del Monferrato la Fortezza di Verrua, elemento caratterizzante del paese e del territorio, è situata a sud di Crescentino, su di una altura aspra ed elevata  da cui trae il nome, di origini romane, Verruca.
Proprio per questa sua posizione strategica, la Fortezza, nei secoli dal medioevo fino all’ultimo grande assedio del 1704/1705, giocò un ruolo fondamentale di difesa, contesa dai potenti feudatari locali, fino a quando entrò a far parte dei domini sabaudi.
Situata sul territorio comunale di Verrua Savoia,  sui primi rilievi del Monferrato al confine tra le province di Torino, a cui appartiene, di Vercelli, Asti e Alessandria, la Fortezza si trova sulla sponda orografica destra del Po, alla confluenza con la Dora Baltea e a sud della pianura risicola del vercellese. 
Oramai ridotta a rudere a causa delle vicissitudini dell’ultimo secolo, la Fortezza ha avuto una nuova vita a partire dal 2005, quando venne aperta per la prima volta al pubblico dopo circa 50 anni di totale abbandono e dopo essere stata oggetto di importanti ,restauri.

Le diverse fasi storiche

Già citata in un documento del 999 in favore del vescovado di Vercelli, la Fortezza subì l’assedio da parte di Federico Barbarossa nel 1167 e poi del marchese del Monferrato nel 1387.

Durante tutto il Cinquecento, la roccaforte di Verrua venne ripetutamente utilizzata, in un primo tempo dagli spagnoli e poi dai francesi, quale quartier generale per la conquista del Piemonte.

Nel 1561 venne eretta in contado a favore del conte Scaglia, divenuto uno degli uomini più importanti del ducato.

Fortificata agli inizi del Seicento con l’aggiunta di un basso forte e un doppio ponte di barche sul Po, Verrua ebbe un ruolo determinante nel 1625, durante la guerra dei Trent’Anni, per la resistenza opposta agli spagnoli. In questa occasione Carlo Emanuele I duca di Savoia, spalleggiato dal cardinale Richelieu, si inserì nel conflitto cercando di espandere i propri possedimenti sul Monferrato a danno degli Spagnoli.
L’esercito di Filippo IV attaccò la Fortezza di Verrua e, dopo tre mesi di assalti, gli Spagnoli abbandonarono il campo non essendo riusciti a occupare il piccolo presidio di Verrua.

Verrua consacrò definitivamente la sua fama a livello europeo, durante l’assedio del 1704-1705, assedio che si inserisce nel contesto della Guerra di Successione Spagnola. Il duca Vittorio Amedeo II entrò nel conflitto, in un primo tempo a fianco di Luigi XIV che, alla morte del re di Spagna Carlo II, senza eredi, appoggiò la causa del nipote Filippo d’Angiò che venne incoronato re di Spagna a danno di Carlo d’Asburgo, figlio di Leopoldo I Imperatore d’Austria.
La scintilla che portò la guerra anche sul territorio piemontese fu il cambio di alleanza da parte del duca che, allettato dalle proposte di Leopoldo I, negò il suo appoggio al Re Sole.
Il 14 ottobre 1704 il duca di Vendôme a capo di trentamila soldati francesi raggiunse Verrua, mentre marciava alla conquista di Torino. La Fortezza rappresentava, all’epoca, l’ultima difesa della capitale del Regno Sabaudo lungo il Po.
Al contrario di ciò che aveva previsto il duca di Vendôme (tre settimane per mettere in ginocchio Verrua), iniziò un lunghissimo assedio, della durata di sei mesi, che terminò il 9 aprile 1705, dopo incessanti attacchi e innumerevoli operazioni di guerra.
All’alba del 9 aprile 1705, della grande Fortezza di Verrua, rimaneva integro soltanto il dongione che ancora oggi è l’elemento più importante e caratterizzante del sito.

Nell’800, terminata la funzione militare della Fortezza, la proprietà della struttura passò nelle mani di diversi proprietari, gli ultimi dei quali furono i Marchesi d’Invrea che la trasformarono in dimora signorile.

La struttura

Struttura fortificata in epoca medievale, subì nel corso dei secoli e, in particolar modo nella seconda metà del ‘600, molteplici interventi.
Le fortificazioni vennero rafforzate e ammodernate per volere del duca Carlo Emanuele II e per mano dell’architetto militare Maurizio Valperga, con la consulenza dell’ingegnere militare francese Vauban, per far fronte alle necessità di difesa imposte dall’utilizzo di nuove tecniche militari e da un uso sempre più preponderante della polvere da sparo.
Venne, infatti, realizzato un triplice ordine di bastioni necessario a coprire quanto più possibile l’interno alla vista del nemico, difendendo le retrostanti fortificazioni da eventuali attacchi. In questo periodo anche la struttura interna del dongione subì evidenti ammodernamenti, attraverso la costruzione di nuove caserme (delle quali rimane solamente una parte) e di un pozzo, risalente a un periodo compreso tra il 1657 e il 1670, voluto unicamente per garantire ai soldati un costante approvvigionamento d’acqua in caso di assedi prolungati.

Attualmente sono ancora visibili:
– il dongione con il torrione semicircolare
– le caserme, trasformate poi in abitazione estiva dei Marchesi d’Invrea
– il pozzo
– la porta reale del dongione
– il ponte del soccorso

Nelle aree esterne al dongione, affiorano i resti delle mura, dei bastioni e delle strutture difensive.